Tempo di Valore

Iniziare a cucinare per gli altri è un gesto d'amore

15.02.2019

Ogni settimana intraprendi un’attività nuova che non avevi mai fatto prima. Il consiglio di questo venerdì è cucinare per una o più persone importanti. Che sia un dolce, un primo o un secondo, non importa, quel che conta è farlo usando il cuore.

Iniziare a cucinare per gli altri: un gesto d’amore

In questo presente di lavoro e impegni, di cose fatte contemporaneamente per sbrigarsi, di tempo trascorso sul sedile di un’auto a rincorrere appuntamenti, di telefonate con gli auricolari alle orecchie mentre si corre sul marciapiede per riuscire a prendere quell’autobus che è appena partito, “cucinare” sembra un mero impiccio, un anacronistico modo per procacciarsi il nutrimento necessario. Ed è facile ricorrere ai pasti frugali, alle ricette che se hanno tre ingredienti sono già troppo complicate e agli ordini al ristorante di sera seduti sul divano.
Ma tra i fornelli, anche quelli più vecchi, tra i coltelli, le spezie su una mensola e tutto quel che c’è in una classica cucina si potrebbe nascondere il segreto del buonumore e della spensieratezza. 

La cucina che fa bene alla mente

Che sia San Valentino, una festa tra amici o un compleanno, ogni occasione è quella giusta per dar sfogo alla fantasia in cucina. “Metter le mani in pasta” nel vero senso della parola è un modo incredibilmente valido per stare bene. Lo afferma Donna Pincus, professoressa di psicologia alla Boston University, che “sfornare dolci ha il beneficio di liberare l’espressione creativa delle persone”. Quando si concentra la propria attenzione sulla riuscita di una ricetta l’ansia e lo stress passano in secondo piano. Cucinare diventa un po’ come usare le mani per trasformare gli ingredienti in qualcosa di nuovo, un gesto creativo che aiuta a raggiungere ad avvicinarsi sempre di più, passaggio dopo passaggio all’obiettivo finale. Un modo terapeutico per “esercitare l’equilibrio tra il momento presente (quello della preparazione) e quello finale (che è il piatto una volta che la ricetta si sarà conclusa)” dice l’operatrice socio-sanitaria e terapista di arte culinaria Julie Ohana.

Regalare un dolce: amore per chi dona e per chi riceve

Mettendo da parte l’ansia da prestazione e la voglia di raggiungere i livelli di uno chef stellato che farebbero vivere la preparazione di un piatto come un momento di verifica delle proprie doti culinarie, cucinare per gli altri è una delle più antiche forme di altruismo. Preparare qualcosa da regalare a qualcuno è di fatto un vero e proprio modo per aprirsi all’altro aiutando ad esprimere i propri sentimenti. Simbolicamente si tratta di un piccolo sacrificio che si sta facendo per una persona cara: un modo per migliorare i rapporti aprendo il nostro cuore.
In un pugno di biscotti al cioccolato si cela qualcosa di più profondo della farina: c’è il tintinnare degli arnesi da cucina che si spostano sul banco tra un’operazione e l’altra, c’è la consistenza dell’impasto che piano, piano muta tra le mani fino a quando diventa perfetta e c’è il profumo che dal forno all’improvviso da leggero si fa più intenso fino ad invadere la stanza: ogni senso è coinvolto nella magia di un momento così semplice, ma in grado di mettere da parte tutto il resto.
E in questo circolo virtuoso di evasione dallo stress quotidiano si cela anche un profondo gesto di altruismo che va oltre il dono in sé di un dolce o un piatto, perché risiede nella mente di chi cucina che, in ogni gesto che compie, porge un pensiero per il destinatario di quel dono.
Un hobby, un’evasione dalla realtà, un gesto d’altruismo che dà serenità a chi lo fa e a chi lo riceve, questo è cucinare con il cuore.