Diario della quarantena
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Diario della quarantena

Hai mai scritto un diario? Serve a prendere coscienza di sé e in futuro potrebbe diventare una preziosa testimonianza della pandemia che stiamo vivendo.
Data
14.05.2020

Aperitivi virtuali, videochiamate ai congiunti fuori regione e smart working a profusione: gli ultimi mesi sono stati una rivoluzione per tutti. In questa normalità venuta meno penna e diario sono due cari vecchi amici in grado di dare supporto. Il consiglio per chi si sente solo, chi si annoia e chi si fa prendere dall’ansia? Scrivere.

Perché scrivere un diario

I motivi per trovare un po’ di tempo da dedicare alla scrittura sono davvero tanti. Il primo è il potere terapeutico di un diario. Emozioni, pensieri, riflessioni e paure tra le sue pagine hanno l’opportunità di esplodere. È un po’ un modo per razionalizzare quel marasma di riflessioni che si affollano nella testa e per cercare di trovare soluzioni a quei piccoli o grandi dilemmi che tutti hanno. Per stare bene con noi stessi cosa è prioritario risolvere? Scrivere aiuta proprio a dare una risposta a questa domanda quando le idee sono confuse. Secondo Virginia Woolf un diario è “una stanza tutta per sé”, un posto sicuro in cui ritrovarsi con se stessi. E la cosa bella è che bastano 20 minuti di scrittura al giorno!

Un diario però non ha solo un fine terapeutico, può avere anche l’ambizione di entrare a far parte delle risorse storiografiche. Poiché se alle emozioni aggiungiamo informazioni sul contesto, sui cambiamenti sociali, sulle notizie che ascoltiamo le nostre pagine di vita raccontata diventeranno storia. Il diario della quarantena diventa una preziosa testimonianza di una quotidianità, a causa della pandemia che stiamo vivendo, surreale. Rileggere le proprie pagine di vita tra 10 o 20 anni sarebbe sicuramente un’emozione intensa. Ma quanto lo sarebbe per chi avrà trent’anni nel 2050 e proverà a ripercorrere gli sviluppi di una pandemia sul diario di suo padre?

Tanti tipi di diari

Un diario può essere un flusso di pensieri ed emozioni, ma anche un’opportunità di raccontare fatti, eventi in cui si è coinvolti come protagonisti o come osservatori. Si contano, infatti, diverse tipologie di diario: di viaggio, di bordo, di ricordanze, intimo e personale.
In realtà un diario, spesso diventa un mix: di ricordanze di vicende vissute in prima persona o che hanno coinvolto i propri cari, di viaggio quando ci sarà di nuovo l’opportunità di partire, infine, intimo e personale, perché pregno di pensieri e riflessioni.

Come scriverlo: qualche semplice regola

Prima di prendere carta e penna fa sempre bene schiarirsi le idee. Tenere a mente uno schema da seguire serve a non dimenticare gli elementi importanti del nostro racconto. Rispondendo alle 5 W - who (chi sono i soggetti coinvolti) what (cosa succede) when (quando accade) where (dove) e why (perchè) – si è certi di dare un senso ad ogni pagina. Tra gli altri suggerimenti il più scontato eppure fondamentale, è quello di riportare sempre ora e data. In fondo “diario” viene dal latino “dies” che vuol dire “giorno”!
Un’idea è quella di usare come incipit un interrogativo. Il testo che seguirà sarà incentrato a rispondere alla domanda iniziale. Ad esempio, “Cosa ho imparato dalle vicende di oggi?” oppure “Perché provo queste emozioni?”.

Un’altra dritta è quella di preferire sempre carta e penna al pc. In questo modo è più forte la sensazione di creare qualcosa di nuovo.
Infine, se è vero il detto che chi ben comincia è a metà dell’opera, meglio dare la giusta importanza all’introduzione. Fin dall’inizio dovrà essere chiaro a grandi linee di cosa si scriverà. Stesso livello di attenzione va riservata alla conclusione: qui non dovranno mancare opinioni ed emozioni.

Forse perché è uno strumento terapeutico prêt-à-porter per calmare l’ansia e prendere coscienza di se stessi o perché un domani potrebbe diventare una testimonianza storiografica, fatto sta che i diari sono tornati in voga negli ultimi mesi.

 

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