Vivere sempre a colori
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Vivere sempre a colori

La vita è un arcobaleno di colori. Per vederlo basta solo aprire gli occhi. Gianna, nonostante il suo pessimismo, ci è riuscita.
Data
26.03.2020

Una donna bella, intelligente, autoironica e a tratti brillante: questa è Gianna. C’è solo un piccolo - ma se vogliamo dire la verità nemmeno tanto piccolo! – difetto che la perseguita da sempre: il suo pessimismo.

Una vecchia storia sempre attuale

Potrei raccontarti di quella volta in quinta elementare. Quando in compagnia delle sue solite treccine che come sempre le tiravano il cuoio capelluto e le dividevano la chioma in due emisferi perfettamente uguali (la mamma le diceva che quella era la pettinatura giusta per una bambina ordinata!) decise di fare un grande passo. Quello era il gran giorno in cui si sarebbe proposta al bambino più bello della classe. Armata di tutto il coraggio di un esercito all’attacco e rossa come un peperone, gli aveva consegnato il bigliettino con su scritto “Vuoi fidanzarti con me?” e la risposta multipla: “sì”, “no”, “ci devo pensare”. Subito dopo, accerchiata da tutte le sue amichette dell’epoca, si era data al suo solito piagnucolio pessimista, ripetendo che aveva fatto una figuraccia terribile e non c’era alcuna speranza che Matteo diventasse il suo principe azzurro.

Una storia che si ripete

Tra Gianna e Matteo ne è passata di acqua sotto i ponti. Per l’esattezza 17 anni di fidanzamento, 3 di matrimonio, una bambina monella e un peloso Labrador. Quasi un romanzo, eppure le cose sono andate proprio così. E ci furono altri casi a testimoniare il suo pessimismo ingiustificato. Per esempio, ai tempi dell’università, quando Gianna era una di quelli che nessuno avrebbe mai voluto incontrare durante un esame. Quelli che non sanno niente, hanno quasi le crisi di panico e poi i loro voti oscillano tra il 30 e il 30 e lode. O come quella volta dopo un colloquio. Rassegnata ripeteva alla mamma: “ci sono 10.538 candidati, non sceglieranno mai me!” eppure quel posto fu suo. Tutto questo sarà bastato per aprire nella mente di Gianna un varco all’ottimismo? Non credo.
Gianna è pessimista, nonostante il 99, 99% delle volte nella sua vita, a dispetto di tutti i suoi pronostici negativi, le cose sono andate per il meglio.
Un giorno venne a sapere che un suo lontano prozio che nemmeno sapeva di avere le aveva lasciato una sommetta pari a 50.000 euro in eredità (come puoi notare anche tu la solita sfortunata!). Sorpresa e incredula dell’accaduto, si era accinta a trovare quale potesse essere la migliore soluzione per conservare in sicurezza quel bellissimo regalo così inaspettato. E, dopo tante ricerche e richieste di consigli dagli amici, la destinazione più sicura le era sembrata Conto Esagon.

Ma poteva stare serena?

Si, poteva stare serena. Certo non si convinse subito di questo, perché dovette prima documentarsi dettagliatamente su questo conto. Apprese presto però che i risparmi depositati su Conto Esagon sono soggetti alla tutela del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il FITD è un consorzio di diritto privato il cui scopo è tutelare i clienti, sia nel caso di persone fisiche che di aziende. Grazie al FITD per ogni depositante e per ogni banca è prevista una copertura fino a 100.000€.

Qualora la banca che propone il conto si trovasse in stato di insolvenza o fallisse - evento davvero improbabile nel caso di Credito Fondiario che vanta un CET1 pari al 17,3% tra i più alti di mercato - il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi attiva le modalità di rimborso automaticamente e in tempi brevi.

Un mondo a colori con Esagon

Dopo tutti i controlli effettuati, Gianna proprio non riusciva a vedere zone d’ombra in quel conto. Era tutto come doveva essere. Rendimenti certi per tutta la durata del vincolo, un’assistenza clienti sempre disponibile e zero spese. Era un conto gratuito che si gestiva totalmente online, senza costi di apertura e di gestione e con l’imposto di bollo interamente a carico della banca per tutta la durata del vincolo.

E aprire Conto Esagon fu come raggiungere un traguardo: per una volta finalmente non c’era niente che poteva andare male, nemmeno nella peggiore delle ipotesi.

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