Tutto è al sicuro
Tempo di risparmi

Tutto è al sicuro

Sicurezza vuol dire tenere al sicuro le persone che ami e le cose a cui tieni. A volte significa proteggere, altre sentirti protetto. Scopri la storia di Marco, un papà fantastico.   
Data
19.03.2020

Per Marco la sicurezza è sempre stato il leit motiv della sua vita. E non è stata una consapevolezza raggiunta con il tempo, lui è sempre stato fatto così. Lo aveva dimostrato fin da bambino. Quando in un giorno di primavera di tanti anni fa, suo nonno Giuseppe, arzillo come non mai, era arrivato a casa sua con una scatola di cartone.

Dentro c’era Peppe, o meglio, Peppe Junior. Era quello il nome che Marco con l’orgoglio di un re che nomina un cavaliere, aveva dato a quel piccolo papero che il nonno gli aveva portato dentro la scatola.

E proprio con l’aiuto del nonno, che a quanto diceva nonna Cristina si divertiva più del nipote, gli aveva costruito quello che potrebbe essere definito un vero e proprio bilocale dotato di ogni comfort. Una casa per il papero in cui non mancavano finestrelle, porta e pareti colorate e soprattutto una bella piscina in cui il suo amico a due zampe avrebbe potuto beatamente sguazzare.
Era quello il suo modo di tenerlo al sicuro dal freddo, dalla pioggia e…dai gatti del quartiere: nessuno lo avrebbe mai mangiato. Era quella la prima volta che tutti avevano compreso quanto Marco ci tenesse a mettere al sicuro tutto quel che amava.

È andata avanti così

Quello di Peppe Junior era solo l’inizio di una lunga serie di sicurezze che Marco si è poi trovato a dare alle persone che ha amato nella sua vita e alle cose a cui ha tenuto.

Lo sa bene la piccola Serena, sua figlia, che una volta ha scritto un tema per raccontare ai suoi compagni di classe di quella volta che suo padre si era tuffato in mare per salvarla solo perché era stata sott’acqua a cercar conchiglie per qualche secondo di troppo. La cosa divertente è che non era in costume, ma vestito di tutto punto: in una tasca il cellulare e il portafogli e nell’altra le chiavi dell’auto.

E lo sa bene anche Sara, sua moglie, che Marco fin dal primo giorno in cui hanno scoperto di aspettare la piccola Serena, l’aveva accompagnata ovunque in macchina per evitarle qualsiasi sforzo e ogni giorno le preparava colazione, pranzo e cena affinché nulla la affaticasse.

Che dire, era un uomo davvero protettivo - che tutte le donne vorrebbero! – perché tutte le persone e le cose a cui teneva dovevano essere al sicuro. Adesso immagina, quante ricerche e ripensamenti ha fatto, una persona come Marco che vuol proteggere il mondo, prima di trovare un conto deposito di cui fidarsi. Eh già, perché questa volta era lui, eroe dell’iperprotettività, a cercare la sicurezza.

CET1, questo sconosciuto

A lui, artigiano che realizza scarpe in pelle su misura, non era mai capitato di interessarsi di banche e conti deposito. Erano settimane che ogni sera Marco, con la concentrazione di chi non ha tempo per sbagliare, si documentava sui conti deposito. Per i suoi risparmi ne voleva uno che avesse alle spalle una banca solida.

Ben presto aveva appurato l’esistenza di un indicatore, detto “CET1”, in grado di sintetizzare la solidità di una banca. Ed era stata davvero una bella scoperta per Marco scoprire che il CET1 di una banca altro non è che il risultato del rapporto tra il suo capitale ordinario versato (Tier 1) e le sue attività ponderate per il rischio.

Infatti, fornendo il CET1 un’indicazione sulla quantità di capitale di cui la banca può disporre per assorbire le perdite senza dover intaccare il patrimonio dei propri clienti, a Marco bastava controllare questo indice – disponibile sui siti delle banche analizzate – per controllare a colpo d’occhio la robustezza del patrimonio di un istituto bancario.

E aveva capito quel che c’era da capire: più è alto il CET1, maggiore sarà la capacità della banca di affrontare eventuali scenari negativi.

La sicurezza che si fa banca

Le avventure della ricerca della tranquillità per Marco trovarono finalmente un lieto fine in Conto Esagon.
Un conto deposito che aveva alle spalle una banca di cui poteva davvero fidarsi: Credito Fondiario, che contava su un CET1 pari al 17,3%.

Un livello ampiamente più alto rispetto ai minimi regolamentari richiesti dalla BCE e tra i più alti del mercato. E poi garantiva rendimenti certi per tutta la durata del vincolo, un’assistenza clienti sempre disponibile e, “last but not least”, zero spese. Si trattava, infatti, di un conto gratuito che si gestiva totalmente online. Nessun costo di apertura e di gestione e l’imposto di bollo era interamente a carico della banca per tutta la durata del vincolo.

Era proprio un conto su cui contare, il paradiso degli iperprotettivi, la scelta per dormire sogni tranquilli…il tutto in tre sillabe: E-SA-GON.

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