Tempo di Mercati

Il mercato delle infrastrutture

13.12.2018

L’Italia per tornare ad essere competitiva ha bisogno di infrastrutture, ma mancano le coperture finanziarie per realizzarle. A rimetterci come al solito sono le aziende e i cittadini.

In genere per “infrastrutture” s’intende quel complesso di beni capitali che, pur non utilizzati direttamente nel processo produttivo, forniscono una serie di servizi indispensabili per il corretto funzionamento del sistema economico. In buona sostanza stiamo parlando di strade, linee ferroviarie, porti, scuole, metropolitane e ospedali. Avere a disposizione delle infrastrutture efficienti consente alle imprese di un Paese di avere un vantaggio competitivo incredibile da sfruttare sul mercato. Per gli economisti le politiche di sviluppo delle infrastrutture rappresentano così un termometro fondamentale per capire le potenzialità di crescita economica di un Paese. L’Italia, purtroppo, non se la passa molto bene. Un piano di realizzazione di infrastrutture strategiche è stato stilato, purtroppo però non è mai stato completato.

Le infrastrutture in Italia

Dal “Rapporto Infrastrutture strategiche e prioritarie”, elaborato dal Servizio Studi della Camera in collaborazione con l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e l'istituto di ricerca Cresme, risulta che per far tornare competitivo il nostro Paese serve un investimento di circa 317 miliardi di euro in infrastrutture. Al momento però sono disponibili solo 190 miliardi di euro di copertura finanziaria. Molto probabilmente opere ferroviarie, stradali, metropolitane, porti, interporti e aeroporti potrebbero rimanere incompiuti ancora per diversi anni.
Una lista delle priorità è stata fatta, ma anche in questo caso la disponibilità economica non basta. Le opere ritenute indispensabili prevedono i seguenti investimenti: 71 miliardi per le ferrovie, 57,7 miliardi per strade e autostrade, 26,3 miliardi per i sistemi urbani - in particolare i sistemi di trasporto rapido di massa nelle regioni Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia - 3,4 miliardi per gli aeroporti, 2,5 miliardi per porti e interporti e, infine, circa 5 miliardi per il MO.S.EIl mercato delle infrastrutture italiano è in crisi da oltre 10 anni, si registra una contrazione del 26%.
Gli investimenti infrastrutturali sono in continua decrescita.  Nel 2004 corrispondevano al 3% del Pil del Paese, mentre l’anno scorso si è raggiunto il minimo storico dell’1,9%. Questa contrazione ha portato con sé una conseguente perdita di occupazione.

Un confronto con l’Europa

In Europa, invece, il settore delle infrastrutture è in forte espansione. Nel 2017 gli investimenti hanno raggiunto la quota di 443 miliardi di dollari e si prevede per il 2018 e il 2019 un incremento di più del 4% medio annuo.
La Germania entro la fine dell’anno investirà 58,28 miliardi di euro per le infrastrutture e la Francia 48,2 miliardi di euro con incrementi per gli anni successivi di circa il 3%.
In Europa fra i Paesi più attivi nel processo di modernizzazione delle infrastrutture ci sono sicuramente i Paesi del Nord Europa che ormai da diversi anni hanno strutturato dei progetti ambiziosi di investimenti miliardari su tutti i settori (strade, ferrovie, porti, aeroporti). L’obiettivo è quello di aumentare considerevolmente la competitività dell’intera area geografica, una sfida che al momento stanno vincendo.

Com’è la qualità delle infrastrutture

Il Transport Scoreboard è una particolare classifica della Commissione Europea che fotografa lo stato dell’arte del sistema dei trasporti di tutti i paesi membri dell’Unione Europea.
L’Italia in questa classifica si trova a metà, diciassettesima su ventotto Paesi. I piazzamenti sotto la media Europea imputabili all’Italia sono per la qualità delle ferrovie, del trasporto aereo, delle strade e, soprattutto, dei porti. Per quanto riguarda l’Indicatore della rapidità di consegna delle merci, che indica l’efficacia dell’impianto logistico di un Paese, l’Italia è al dodicesimo posto, davanti alla Spagna e all’Irlanda.
La maglia nera italiana è alla voce “soddisfazione dei cittadini per i trasporti urbani”. A quanto pare gli italiani sono i più frustrati d’Europa dal traffico e dalla carenza di mezzi pubblici nelle città. Quello dei trasporti è un capitolo importante per Bruxelles, che in relazione alle sue direttive e regolamenti distribuisce fondi o procedure d’infrazioni.

26 infrastrutture a rischio collasso

Nel Rapporto Pendolaria 2018 relativo alla situazione del trasporto ferroviario regionale italiano, presentato da Legambiente la scorsa settimana, appare un quadro decisamente critico. Ben 26 infrastrutture, che coinvolgono ogni giorno 12 milioni di pendolari, necessitano un intervento immediato per essere ripristinate nel modo corretto. Le condizioni di viaggio dei pendolari sono insostenibili, ampiamente al di sotto di qualsiasi livello di qualità. Purtroppo anche in questo caso, nonostante l’evidenza degli interventi da fare, i fondi economici disponibili non sono sufficienti e il rischio è che le opere rimangano ancora una volta incompiute.