Tempo di Mercati

È tempo di vendemmia: il mercato del vino in Italia

04.10.2018

Il 2017 è stato l’anno dei record per il mercato del vino italiano. Le esportazioni continuano a crescere e ci sono buone prospettive per il futuro.

Il mercato del vino in Italia, da un po’ di anni a questa parte, registra risultati sempre più positivi. Nel 2017 si è avuto un vero boom, raggiungendo fatturati da record. Da una recente analisi condotta da Coldiretti e presentata al Vinitaly di Verona nell’Aprile 2018 si stima un giro d’affari di oltre 10,6 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

Questo successo è dovuto soprattutto all’incremento delle esportazioni che, trainate dagli spumanti, hanno raggiunto il massimo storico a quota 6 miliardi di euro di fatturato, + 6% rispetto al 2016. In leggera crescita anche le vendite sul mercato interno pari a 4,6 miliardi di euro, con un +2,4% per effetto dell’aumento dei consumi domestici.

All’estero il nostro vino piace molto e sta vivendo un periodo veramente magico. In Russia addirittura si registra un incremento delle vendite del 47%. Per fortuna, il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo. Buona anche la crescita registrata in Cina, + 25%. La presenza delle bottiglie italiane rimane però ancora limitata rispetto ai concorrenti francesi.

Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato a valore per l’Italia con un incremento del 6%. A seguire si piazzano la Germania e la Gran Bretagna, dove nonostante i negoziati Brexit si è avuta una crescita del 8%.

All’estero si brinda con lo spumante italiano

Le bollicine italiane hanno fatto registrare la migliore performance di crescita all’estero con un aumento del 14%. Sempre più stranieri per festeggiare e brindare scelgono la qualità del nostro spumante rispetto al classico champagne francese. Nella classifica delle bollicine italiane più consumate nel mondo ci sono nell’ordine il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta. Una bella soddisfazione per tutte quelle cantine che da anni sono impegnate nella promozione della qualità vitivinicola italiana in giro per il mondo. Tra il 2007 e il 2017 l’export degli spumanti italiani è volato a +240%, a fronte di una media mondiale del +50%.

Meno quantità, più qualità

I dati di mercato mostrano che  la produzione diminuisce in quantità per concentrarsi, invece, su una produzione di qualità. Oltre il 70% della produzione è dedicata a vini pregiati: 382 sono quelli a Denominazione di Origine Controllata (Doc), 73 a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg), 118 a Indicazione Geografica Tipica (Igt). Il restante 30% è destinato ai vini da tavola.

Purtroppo, però, il calo della produzione ha inciso pesantemente sul dato occupazionale, in perdita dell’8%.

Il futuro del vino italiano

Secondo un’indagine condotta fra i principali produttori italiani da Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, il futuro del vino italiano è da ricercare soprattutto nella produzione di prodotti biologici. La tendenza green si ritrova in modo particolare nei mercati storici come Germania, Usa, Regno Unito e Giappone. Un trend che nei prossimi anni si affermerà sempre di più.

Buone prospettive di sviluppo sono previste anche per la fascia dei vini premium, quelli oltre i 20 dollari a bottiglia. La richiesta di questa tipologia di vini proviene dagli Stati Uniti e dai Paesi emergenti come Russia e Cina. Ci sarà anche un’attenzione particolare per i vini autoctoni, che vengono indicati come la nuova frontiera del mercato, specialmente in Giappone e in seconda battuta in Russia e Stati Uniti. Infine, a sorpresa, è previsto un ritorno di interesse per i rossi fermi, un classico della produzione made in Italy.