Tempo di Finanza

Il petrolio rallenta la sua corsa

29.01.2019

Il prezzo del petrolio crolla, ma gli analisti vedono ancora buone prospettive di crescita. 

Il rallentamento improvviso della corsa del prezzo del petrolio sta iniziando a preoccupare gli investitori. Nella giornata appena trascorsa si è registrato un ulteriore forte calo, -3,39%, con la quotazione del barile che è crollata a 51,99 dollari.
Il cambio di tendenza sembra sia stato innescato in particolare dalla pubblicazione del rapporto della società di servizi petroliferi Baker Huges.
Nel documento, si certifica che c’è stato un aumento del numero di piattaforme attive nella ricerca di greggio negli Stati Uniti. Questo ha fatto presagire ad un probabile aumento della produzione americana del petrolio.
A questa notizia si sono aggiunti poi i timori di un effettivo rallentamento dell’economia globale e in particolare di quella cinese, che rappresenta il secondo consumatore al mondo di combustibili fossili.
Un allarmismo diffuso che ha subito contagiato negativamente gli investitori che hanno così iniziato a vendere.

Le prospettive sembrano ancora rialziste

Nonostante tutto, gli analisti rimangono ancora fiduciosi in un trend rialzista del petrolio. Ci sono infatti altri fattori che influenzano in modo positivo la crescita del prezzo del petrolio, primo fra tutti la decisione dell’Opec di tagliare la produzione.
Le previsioni più ottimistiche danno un prezzo del Brent a quota 70 dollari al barile entro la fine dell’anno.  E’ un ipotesi plausibile visto che il petrolio ha subito un’ondata di volatilità per tutta la seconda parte del 2018 con una conseguente flessione del 40% dei prezzi dai massimi di inizi ottobre ai minimi di dicembre.

L’incognita Venezuela

La crisi del Venezuela, che si sta vivendo in questi giorni, molto probabilmente avrà contraccolpi pure sugli equilibri fra le nazioni dell’OPEC. Lo stato Sud Americano ne fa parte ufficialmente e per il momento ha consentito all’obiettivo del taglio della produzione. 
La produzione venezuelana è diminuita negli ultimi anni però non tanto per una scelta volontaria, ma per effetto dei sotto-investimenti del governo che hanno portato ad un’assenza di nuove trivellazioni e nella resa calante delle estrazioni dai pozzi esistenti.
Dunque, il regime “chavista” ha sottratto un’enorme offerta di petrolio dal mercato globale. Con la sua probabile fine, le cose cambierebbero e sicuramente il Venezuela tornerebbe a giocare un ruolo ben diverso all’interno del cartello dell’OPEC.

L’Italia festeggia l’accordo tra Eni e Adnoc

Non è passata inosservata nel mondo del petrolio e della finanza l’acquisizione da parte dell’Eni del 20% di Adnoc Refining, colosso della raffinazione. Un’operazione da 3,3 miliardi di dollari che consentirà ad Eni di accrescere e diversificare ancora una volta il suo business per fare fronte alla volatilità del petrolio.
Con questo affare Eni entra in una delle più grandi compagnie di raffinazione al mondo, 900mila barili al giorno. L'obiettivo è di arrivare ben presto a competere con la più grande raffineria al mondo, l'indiana Jamnager (1,24 milioni di barili).