Tempo di Finanza

È finita l'era del Quantitative Easing

18.12.2018

Addio Quantitative Easing, finisce la politica monetaria espansiva voluta dalla Bce per ridare slancio all’economia europea. 

A dare l’annuncio ufficiale della fine del Quantitative Easing è stato Mario Draghi ieri pomeriggio nella consueta conferenza stampa dopo l’ultima riunione della BCE del 2018.
Il Quantitative Easing è stato utilizzato dalla Banca Centrale Europea come strumento di politica monetaria con l’obiettivo di rilanciare l’economia, è rimasto in vigore per ben tre anni permettendo di raggiungere buoni risultati.
"Anche se i dati sono più deboli di quanto atteso, a fronte di una domanda estera e di fattori specifici di Paesi e settori, la domanda interna sottostante continua a sostenere l'espansione e a spingere gradualmente l'inflazione" così ha detto Draghi nel suo discorso ai giornalisti.
Le stime di crescita del 2018 per l'Eurozona sono state infatti riviste a ribasso, dal 2% sono passate all’1,9%. Per il 2019 la previsione sul tasso di crescita dall’1,8% si abbassa all’ 1,7% mentre è confermata al +1,7% la stima per il 2020.
Nonostante questi dati la Banca Centrale Europea a partire dal primo gennaio non immetterà più moneta nel sistema economico e quindi gli acquisti di bond non verranno più effettuati. Comunque il Consiglio Direttivo della BCE ha assicurato che “continuerà a reinvestire la totalità dei rimborsi di capitale, derivanti dai titoli acquistati che arrivano a scadenza, per un periodo prolungato anche dopo che inizieranno a rialzarsi i tassi d'interesse principali".Infine Draghi si è pronunciato così "il Quantitative Easing è ormai parte integrante del cassetto degli attrezzi permanenti della Bce", questo fa presagire che nel caso in cui ci dovessero essere nuove complicazioni nell’economia europea, la Bce non si farà problemi a riutilizzare questo strumento come una delle possibili soluzioni.

E i tassi d’interesse?

In una nota diffusa al termine della riunione della Bce è stato confermato che i tassi di interesse potrebbero essere rialzati a partire dall’estate del 2019. In ogni caso il tutto rimarrà immutato finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori, ma prossimi al 2% nel medio termine.

Mercati a picco

Intanto i mercati azionari più che dalle parole di Draghi sono stati influenzati da quelle di Trump che nuovamente ha attaccato la Fed.  Il Presidente americano ha così dichiarato «È incredibile che con un dollaro molto forte e con un'inflazione virtualmente inesistente, con il mondo che sta esplodendo intorno a noi, con Parigi che brucia e la Cina che rallenta di molto, la Fed stia anche solo pensando a un altro rialzo dei tassi»
Questa presa di posizione arriva ieri, solo due giorni prima, della riunione della Federal Reserve, che secondo le previsioni, annuncerà il quarto rialzo dei tassi del 2018 a un range tra 2,25 e 2,5%.
Questa divergenza di vedute non piace agli investitori e trascina le borse in segno negativo.