Un mondo più smart
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Un mondo più smart

Lo smartworking: la quotidianità del lavoro che si evolve.
Data
06.05.2020

Secondo l’economista Joseph A. Schumpeter lo sviluppo economico è una conseguenza diretta di una crisi, ovvero di un momento di difficoltà che si rivela “distruzione creatrice”. Sarebbero proprio i momenti di crisi a rendere possibili le evoluzioni all’interno del tessuto socio-economico: un cambiamento improvviso porta con sé nuove opportunità.

È quello che nel mondo del lavoro sta accadendo negli ultimi tempi. Aziende, pubbliche amministrazioni, individui e stati nazionali uniti nell’affrontare un nemico comune con la sola arma del distanziamento sociale. Che nel mondo del lavoro si traduce in “smart working”.

“Smart” all’improvviso

Se lo smart working era una modalità di lavoro piuttosto diffusa nelle grandi realtà aziendali o nei contesti lavorativi più avanguardistici, rimaneva invece una ipotesi del tutto poco considerata nelle piccole aziende e nei contesti più tradizionali. All’improvviso, però, i datori di lavoro si sono trovati di fronte all’out-out imposto dalla Legge: continuare a far lavorare i propri dipendenti da casa o bloccare tutte le attività? Gran parte delle aziende, le cui caratteristiche di business lo hanno reso possibile - hanno deciso di fare un balzo avanti di 10 anni e riorganizzarsi per rendere possibile il lavoro da remoto.

Smart working per tutti

La diffusione capillare è stata improvvisa e senza precedenti. Una sfida per i lavoratori, che hanno visto la loro quotidianità capovolgersi, e per le aziende che hanno dovuto adeguarsi per evitare o almeno minimizzare le perdite in termini di fatturato.

Molto interessanti i risultati di una indagine di marzo di Infojobs - “Infojobs Smart Working 2020” su un campione di 189 aziende e 1149 candidati. L’indagine svela che il 72% delle aziende ha dotato in breve tempo i propri dipendenti degli strumenti per poter lavorare a distanza e per ben il 56% delle aziende analizzate era la prima volta che lo smart working veniva testato all’interno della propria organizzazione.

Meccanismi non rodati, ma tanta buona volontà

Nonostante l’emergenza non abbia dato la possibilità di testare e perfezionare il cosiddetto “lavoro agile”, i risultati ottenuti sono buoni. I dipendenti hanno accolto positivamente il lavoro da remoto – opportunità spesso fornita dalle aziende ben prima degli obblighi di legge - dimostrandosi responsabili in termini di impegno profuso. I datori di lavoro, dal canto loro, si sono impegnati al massimo per adeguarsi alle novità.
Non solo migliorando il supporto tecnologico fornito ai propri dipendenti, ma anche prediligendo al controllo sull’operato dei lavoratori stili di leadership fondati sulla fiducia.

Secondo l’indagine Infojobs, il 39% delle aziende non ha subito alcun danno in termini di produttività.
SI tratta di un buon risultato, se si considera che il 79% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di aver provato il lavoro agile per la prima volta.

Criticità da migliorare

Per definizione lo smart working è una modalità di lavoro “intelligente”.  Le parole chiave sono “flessibilità” e “autonomia” riguardo alle scelte di spazi, orari e strumenti da utilizzare. In definitiva un capovolgimento della filosofia del lavoro tradizionale.  L’obiettivo è conciliare al meglio vita e lavoro.

Va detto però che si tratta di uno smart working dell’emergenza, che si avvicina per diversi aspetti al “telelavoro”. Troppo spesso, infatti, vengono riproposte le stesse dinamiche dell’ufficio, anche se a distanza. Inoltre, a tarpare un po’ le ali alla rivoluzione filosofica del vero lavoro agile ci sono le scuole chiuse: un vero problema per i genitori. Tuttavia, al di là delle criticità da migliorare c’è tanto di buono in questo “essere smart all’improvviso”.

Oltre al coronavirus, infatti, c’è un virus buono che ha coinvolto la società: il virus del cambiamento. Aziende e persone si sono abituate ad un nuovo modo di lavorare. Per molti italiani questa è la “prima volta” con lo smart working. E come tutte le prime volte è imperfetta, ma getta le basi per un’evoluzione futura.

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