Covid-19 e risparmi: cosa è cambiato per gli italiani
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Covid-19 e risparmi: cosa è cambiato per gli italiani

Il coronavirus ha avuto un forte impatto sull’economia. Ha mutato il rapporto degli italiani con il risparmio, influenzando anche le loro scelte di investimento.  
Data
01.09.2020

Come si sentono gli italiani? La paura è il sentimento dominante.

Un rapporto realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni ha analizzato gli stati d’animo degli italiani in relazione alla situazione economica del paese. Il Covid-19 ha generato un clima di sfiducia, modificando priorità e aspettative per il futuro.

La paura è il sentimento dominante per il 67,8% degli italiani. Paura, non solo per la possibilità di essere contagiati, ma anche per l’economia in generale e per i propri risparmi.

Questo stato d’animo viene percepito nei gruppi sociali in modo trasversale, ma con diversa intensità:

  • 82,6% per le persone con basso reddito
  • 76,4% per i liberi professionisti
  • 71,9% per i millennials.

A livello territoriale la paura è maggiormente diffusa al Sud e nelle Isole (74,7%).

In un tale contesto, non è difficile capire perchè questo sentimento venga accompagnato da quello di’incertezza. Il 49,7% degli italiani pensa che “l’unica certezza è che viviamo in una realtà in cui tutto può succedere”.

A incidere sui consumi e nelle scelte economiche si aggiungono anche gli stati d’animo di cautela e ansia, indicati rispettivamente dal 38,7% e 25,4% della popolazione.

 

Con il lockdown sono aumentati i risparmi?

Nel I trimestre del 2020 l’Istat ha rilevato una “brusca contrazione” sui consumi, scaturita dalle misure di contenimento del coronavirus. La spesa sui consumi finali è diminuita del 6,4%, generando un conseguente aumento del tasso di risparmio pari al 12,5%, (4,6 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente). Nonostante i dati siano relativi esclusivamente al mese di marzo, sono significativi circa l’impatto che il Covid-19 ha avuto e sta avendo sulla nostra economia.

Infatti, il rapporto Censis-Assogestioni di luglio ha evidenziato che durante il lockdown il 38,9% degli italiani ha aumentato il proprio risparmio. Una percentuale che arriva al 49,1% per i risparmiatori abituali. 

Questo incremento può essere spiegato anche in relazione alla percentuale di redditi che non sono stati intaccati, il 71,2% del totale. 28 milioni di persone tra pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale non hanno visto diminuire le loro entrate.

Secondo alcuni dati di Banca d’Italia, durante i mesi di quarantena, è stato registrato un aumento della liquidità nei portafogli degli italiani pari a 34,4 miliardi di euro. Una cifra che vale quasi quanto il Mes.

 

Qual è il modo migliore per proteggere i risparmi? 

Il 34,1% degli italiani ritiene che avere della liquidità a disposizione sia il miglior modo per proteggersi da eventi sfavorevoli

Il rapporto Assogestioni-Censis sottolinea che “con la inedita e più intensa paura che dilaga e un contesto in cui tutto può succedere, il cash è lo strumento soggettivo prioritario per difendersi”.

Per questo nel periodo del lockdown la maggior parte della popolazione ha scelto di lasciare i risparmi sul conto corrente.

Tuttavia, occorre ricordare che il denaro lasciato sulla giacenza libera del conto, nel corso del tempo, perderà valore a causa dell’inflazione, dell’imposizione fiscale e soprattutto dei costi di gestione.

Per proteggere il proprio capitale, l’investimento nel conto deposito rimane una delle soluzioni più sicure.

È possibile scegliere un conto deposito libero o vincolato in base alle proprie esigenze. Il primo prevede la possibilità di ritirare in qualsiasi momento le somme depositate, offrendo però un rendimento basso. Il secondo, invece, consente di scegliere il periodo di tempo per cui si desidera vincolare i risparmi, garantendo un tasso di interesse più elevato. Inoltre, un aspetto molto importante, da non trascurare, è che alcune banche offrono conti deposito completamente gratuiti e si fanno carico dell' imposta di bollo per tutta la durata del vincolo.

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