Un'estate di incendi
Investimento ambiente

Un'estate di incendi

Gli incendi in Amazzonia, in Alaska e a Gran Canaria: una tragedia che ci riguarda. 

Data
27.09.2019

#PrayforAmazonas

Le decine di migliaia di incendi che il mese scorso hanno colpito l’Amazzonia sono finite sotto i riflettori solo il 19 agosto, quando il fumo ha annerito i cieli di San Paolo.  In Brasile e nel resto del mondo, mentre le manifestazioni affollavano le strade chiedendo l’intervento da parte del presidente Jair Bolsonaro, sui social con l’hashtag #PrayforAmazonas l’esplosione di preoccupazione si diffondeva a macchia d’olio (più di 300.000 tweet in soli due giorni)

Questa estate ha segnato un capitolo triste per l’intero pianeta. Infatti, mentre l’Amazzonia piangeva i suoi alberi, migliaia di ettari di vegetazione bruciavano sull’isola spagnola di Gran Canaria e, nell’inerzia del governo, in Siberia. Degli incendi di quest’ultima, purtroppo, nessuno si è accorto fino a quando il fumo ha raggiunto il cielo di Mosca.

Gli incendi e il clima

Dal dibattito che si è animato intorno a queste notizie si è giunti a una importante conclusione: la stagione degli incendi non solo si è allungata, ma coinvolge aree del pianeta in passato non interessate da questi fenomeni e oggi, invece, sempre più di frequente devastate tragicamente dalle fiamme.

È importante notare che gli incendi e i cambiamenti climatici sono legati in un circolo vizioso. Infatti, gli incendi aumentano la quantità di CO2 in atmosfera favorendo l’innalzamento delle temperature medie che, a loro volta, favoriscono la creazione delle condizioni ideali per il verificarsi di nuovi incendi (anche dove un tempo erano di frequenza ed entità minori).

Il servizio europeo d’osservazione dell’atmosfera Copernico, ritiene che quest’anno gli incendi all’interno del circolo polare artico abbiano prodotto più di cento milioni di tonnellate di CO2.

Amazzonia

La foresta amazzonica è uno degli scrigni più preziosi di biodiversità dell’intero pianeta e per questo andrebbe tutelata contro ogni sfruttamento distruttivo. Ma il nuovo corso politico del Brasile, paese entro i cui confini si trova gran parte dell’Amazzonia, ha indicato la volontà di concedere maggiori margini di manovra per deforestare, in particolare ai grandi allevatori. Questo spiegherebbe l’incremento degli incendi in un’ampia fascia di territori limitrofi alla foresta. Ad agosto l’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali brasiliano (Inpe) ha registrato da inizio anno 75.300 incendi nel paese, oltre l’80% in più rispetto al 2018. Inoltre, la superficie andata a fuoco rispetto allo stesso mese dello scorso anno è stata il 40 per cento in più.

Gran Canaria

La NASA ha fornito dati utili a leggere quanto avvenuto a Gran Canaria, la seconda isola più popolosa delle Canarie, in cui sono bruciati circa 3500 ettari di vegetazione.

A partire dal 10 agosto 2019, infatti, i satelliti hanno osservato onde di fuoco attraversare le sue foreste. L'incendio si è sviluppato inizialmente nella parte centrale montuosa dell'isola, per poi diffondersi rapidamente in condizioni insolitamente calde, asciutte e ventose. Dalle rilevazioni, le temperature della superficie terrestre hanno superato nel pomeriggio del 15 agosto i 49°C, contribuendo al propagarsi degli incendi. Il fuoco ha colpito principalmente le foreste di Pino delle Canarie (Pinus canariensis) che, fortunatamente, è tra le specie di pino più resistenti al fuoco ed ha anche sviluppato caratteristiche che gli permettono di rigenerarsi rapidamente.

Siberia e Circolo Polare Artico


Un’attenzione particolare meritano gli incendi che hanno colpito la Siberia e i territori posti oltre il Circolo Polare Artico, soprattutto in Alaska.

Come ben illustrato da Mark Parrington, ricercatore del progetto europeo Copernicus, gli incendi registrati quest’anno in quest’area sono stati costantemente sopra la media rispetto al periodo che va dal 2003 al 2018. "È insolito vedere incendi di questa portata e durata a latitudini così elevate in giugno", afferma Parrington. "Ma le temperature nell'Artico sono aumentate ad un ritmo molto più rapido della media globale, e le condizioni più calde incoraggiano gli incendi a crescere e a persistere una volta che sono stati accesi". Molti degli incendi siberiani e dell’Alaska hanno bruciato terreni di torba ricchi di carbone, che normalmente dovrebbero essere impregnati d’acqua, liberando in atmosfera enormi quantità di CO2 che per secoli era stata stoccata nel terreno.

In conclusione

Anche limitandosi ai soli incendi di giugno nei territori oltre il Circolo polare artico, sul sito di Copernicus si leggono dati che lasciano poco spazio alle interpretazioni. “Nel solo mese di giugno gli incendi hanno emesso nell'atmosfera 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica, che equivale alle emissioni annue totali della Svezia. Si tratta di più di quanto non sia stato liberato dagli incendi nell'Artico nello stesso mese tra il 2010 e il 2018 messi insieme”.

È importante considerare che il nostro pianeta è un organismo complesso e connesso. Questo vuol dire che i dissesti ecologici in una determinata zona sono in grado di ripercuotersi negativamente in ogni altro luogo della Terra, l’altro lato della medaglia però è che lo stesso vale per gli effetti benefici di un nuovo albero che viene piantato.

È per questo che piantare oggi nuovi alberi rappresenta un gesto dal valore straordinario.

Newsletter Esagon

Un appuntamento mensile per rimanere sempre aggiornati su economia, finanza, lifestyle e temi green.

Mi iscrivo