Focus del Mese

Il mondo delle start up italiane

21.06.2018

Il mondo delle start up italiane è in fermento, ne nascono ogni anno sempre di più. La strada è però in salita e il gap con l’Europa e il resto del mondo si sente.

Le start up nascono da idee innovative, dall’impegno e dalla passione di numerosissimi giovani imprenditori che si vogliono mettere in gioco. Anche l’Italia si affaccia con curiosità a questo mondo. Secondo la Relazione Annuale di Dicembre 2017 del Ministero dello Sviluppo Economico, la media mensile delle nuove iscrizioni nella sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle start up innovative, è passata da 183 nel 2016 a 253 nei soli primi sei mesi del 2017. Un trend interessante che fa intuire che qualcosa sta cambiando. Altri numeri su cui riflettere riguardano il mondo delle PMI innovative che è quasi triplicato (+177%) negli ultimi dodici mesi. Quasi il 40% di queste imprese è stata precedentemente una start up innovativa! Le start up quindi crescono e si sviluppano in strutture più organizzate.

Giovani alla riscossa, ma la strada è in salita

Sono sempre più i giovani a essere il motore trainante delle nuove società innovative. Il 21% delle start up ha una maggioranza di soci nella fascia di età inferiore ai 35 anni. Le nuove generazioni sembrano attirate dalla vita imprenditoriale e coltivano il sogno di sviluppare prodotti innovativi per dare una svolta alla loro vita. Purtroppo però molto spesso questo non accade. Se da una parte c’è l’euforia dell’intraprendere dall’altra invece bisogna confrontarsi con la dura realtà del reperimento delle risorse finanziare. Non basta una buona idea per avere successo, ma servono anche i soldi per attuarla. La vita delle start up non è per niente facile sotto questo punto di vista. Solo il 34,1% delle start up innovative si dichiara pienamente soddisfatta dalle fonti di finanziamento a propria disposizione. Il 73,2% delle stesse afferma di aver utilizzato risorse proprie in dotazione ai fondatori, mentre solo l’8,2% è riuscito ad ottenere finanziamenti in equity da fondi di venture capital. Infine le rimanenti hanno fatto ricorso al credito bancario. Queste nuove imprese partono, quasi sempre, con risorse ridotte. Il rischio è che rimangano piccole ed il pericolo concreto è che nel medio periodo debbano poi chiudere i battenti.

Un confronto con l’Europa

Da una ricerca appena pubblicata da “Mind the bridge”, a livello europeo su 20 paesi, l’Italia è penultima nella classifica delle start up che sono riuscite ad ottenere oltre un milione di finanziamento. L’Europa delle “scale up” registra un capitale raccolto complessivo di 58 miliardi di dollari, ma la fotografia è a macchia di leopardo perché la differenza tra un paese e l’altro è, in alcuni casi, enorme. I Paesi anglosassoni e del nord Europa sono trai primi, sia per investimenti che per la crescita. A guidare la classifica sono Regno Unito e Irlanda con una raccolta complessiva di 21,5 miliardi, a seguire Germania e Francia che portano a casa insieme 18,1 miliardi di dollari di investimenti. L’Italia è molto lontana e non arriva neppure al miliardo di dollari (970mln). Un ritardo abissale che dovrà essere colmato nel più breve tempo possibile.

Quale può essere il futuro delle start up italiane

Il futuro delle start up innovative italiane è nelle mani di chi può decidere una strategia di politiche ambiziose e sistemiche. Decisioni in grado di colmare il divario enorme che esiste con altri paesi Europei. Investimenti che devono stimolare la rapida crescita delle start up e il loro ingresso nella fase di scaling. Non servono le iniziative di microinterventi a pioggia, è necessario invece mettere in atto azioni rilevanti e incisive da parte delle istituzioni, accompagnati da ingenti capitali finalizzati per investimenti in equity. Nel periodo dal 2007 al 2015 gli investimenti in venture capital sulle start up, in proporzione percentuale al prodotto interno lordo italiano, sono stati i più bassi di Europa, solo lo 0,005% rispetto alla media europea dello 0,028%. Come sempre la Gran Bretagna e la Francia tirano la volata e hanno raggiunto rispettivamente lo 0,046 % e lo 0,028%. Per il futuro delle start up italiane occorre una vera e propria terapia d’urto! Occorre creare in Italia un ecosistema di investimenti all’altezza del contesto europeo e mondiale e delineare una strategia a medio termine per l’innovazione, focalizzata sulla crescita di start up ad alto contenuto tecnologico e con un elevato tasso di crescita.

Comunque qualcosa si muove

La capitale degli innovatori è Milano. Sono ben 1370 le start up innovative nate qui (dato feb 2018), il 16% di tutte quelle esistenti a livello nazionale. Il capoluogo lombardo è un ecosistema sempre più a misura delle start up. Incubatori, investitori, strutture di co-working sono ormai realtà radicate nella città e offrono delle buone prospettive per lo sviluppo dei progetti. A Milano prendono vita iniziative interessanti come Start-Up Town, un progetto lanciato da un paio di anni da Assolombarda. Si tratta di un percorso di consulenza e assistenza gratuito per 5 anni per tutte le start up che hanno un fatturato inferiore ai 500mila euro. L’obiettivo è quello di aumentare il tasso di sopravvivenza di queste nuove realtà e a creare il più grande network di start up italiano. Un luogo dove è possibile fare matching con aziende più strutturate e soprattutto dove è possibile mettersi in mostra per attirare capitali di potenziali investitori. La strada è ancora lunga, ma alcuni buoni segnali si vedono. Milano al momento è un passo avanti, ora tocca anche al resto d’Italia.