Focus del Mese

Il mercato del Life Science

25.10.2018

L’Italia è un punto di riferimento importante a livello internazionale nel settore del “Life Science”. Le nostre aziende sono prime in Europa.

Per “Life Science” si intende la cosiddetta filiera della salute, quella che include tutti quei settori che producono, fanno ricerca, commercializzano e offrono beni e servizi di natura sanitaria.

Questa filiera è composta dagli operatori pubblici che erogano servizi facenti capo al Servizio Sanitario Nazionale e dagli operatori privati che comprendono l’industria farmaceutica e realtà come cliniche private, centri specialistici e centri termali.

Secondo il Rapporto 2018 “Life Science”, redatto dal Centro Studi di Assolombarda, questa filiera in Italia vale ben 325 miliardi di euro e rappresenta il 10,7% del PIL nazionale. In termini occupazionali dà lavoro a 2,4 milioni di persone, che corrispondono al 10% di tutti i lavoratori italiani. Sono numeri importanti che evidenziano come questo comparto costituisca uno dei principali motori dell’economia del nostro Paese.

L’industria farmaceutica italiana prima in Europa

Non tutti sanno che al primo posto nella classifica europea dei produttori di farmaci c’è l’Italia. Nel 2017 i ricavi della produzione farmaceutica italiana sono stati ben 31,2 miliardi di euro. Il nostro Paese ha primeggiato davanti a Germania e Gran Bretagna.

Un risultato importante che ci colloca come punto di riferimento assoluto per tutto il settore. La nostra industria farmaceutica ha raggiunto questi traguardi grazie al continuo re-investimento di risorse in ricerca e sviluppo, nell’ultimo anno gli investimenti sono stati circa 2,8 miliardi di euro.

Un’altra curiosità interessante riguarda una regione italiana: la Toscana. È una delle aree geografiche Europee più avanzate nel settore delle scienze della vita. Con un mix di Università, centri di ricerca medica, grandi imprese multinazionali e tante piccole aziende rappresenta il territorio più fertile dove possono nascere nuovi progetti innovativi in campo farmaceutico.

Un sistema sanitario che deve cambiare

Il comparto sanitario italiano è ormai da anni che mira a un contenimento dei costi, in modo particolare nel settore pubblico dove però i controlli sono ancora talvolta inesistenti. L’obiettivo di fondo è quello di rendere omogenei i prezzi delle forniture per stabilizzare il mercato. Purtroppo non esiste, almeno sinora, un piano strategico ben preciso da intraprendere. Ci sono però forti pressioni politiche e una sempre più elevata richiesta da parte dei consumatori finali per un cambiamento del sistema sanitario nazionale.

Tutto questo ha indotto le principali aziende della filiera della salute a ripensare il loro modello di business.

Si sta lavorando intensamente per creare un sistema sanitario sostenibile e snello, adottando misure di austerità atte ad arginare la crescita incontrollata dei costi. L’intento è quello di garantire un sempre più ampio accesso alle cure mediche di qualità e offrire servizi in tempi rapidi.

L’evoluzione del paziente

Oggi il paziente ha un ruolo fondamentale nel settore “Life Science”. È sempre più attento alla salute e meglio informato. Crede nella prevenzione piuttosto che alle cure.

Una delle sfide dei prossimi anni sarà quella di passare dalla medicina tradizionale ad una medicina cosiddetta 4P: predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa. In concreto questa nuova medicina prevede il passaggio da un metodo tradizionale reattivo ad uno proattivo, in cui il focus è centrato sul paziente. Per far ciò è necessario un approccio multidisciplinare con la collaborazione fra medici, matematici, bioinformatici ed altri professionisti. Le aziende che si occupano di “Life Science” avranno quindi bisogno di riqualificare, ricollocare e investire nelle nuove tecnologie se si vogliono allineare a questo stile. Una trasformazione per nulla facile.

Il tasto dolente: le start up

Negli ultimi dodici mesi gli investimenti nelle start up italiane del settore del “Life Science” sono notevolmente cresciuti e hanno raggiunto circa i 128 milioni di euro. Una cifra però assai ridotta se paragonata a quella delle altre nazioni europee. Nel 2016 in Gran Bretagna gli investimenti in start up sono ammontati a 650 milioni, in Svizzera a 460 milioni e in Francia a 291 milioni.

Questa situazione risulta ancor più inspiegabile se si pensa che le innovazioni delle start up italiane sono quelle che hanno dimostrato la più alta probabilità di successo. Al momento però le nostre start up rappresentano solo delle piccole perle innovative che non riescono ad attrarre finanziamenti altrettanto importanti.