La moda etica passa dalla blockchain
Fintech

La moda etica passa dalla blockchain

Le aziende del fashion vogliono mostrare ai clienti il proprio impegno per l’ambiente e per il lavoro etico. Per questo entra in campo la blockchain.
Data
18.02.2021

In un mondo sempre più globalizzato, cresce di anno in anno la richiesta di trasparenza nel mondo della moda. I consumatori vogliono saperne sempre di più, per sentirsi sicuri non solo della qualità dei propri acquisti, ma anche del loro impatto sociale. Dallo sfruttamento del lavoro al rispetto dell’ambiente, sono tante le questioni da valutare per fare una scelta consapevole. Secondo un’indagine di YouGov in cinque capitali mondiali della moda, il 73% dei consumatori, soprattutto i più giovani, preferisce un prodotto di moda sostenibile ad uno che non lo è, e il 13% è disposto a pagare anche un prezzo più alto per fare un acquisto etico.

La tecnologia al servizio di aziende e consumatori 

Così nuove start-up hanno lanciato sul mercato servizi per dare le informazioni necessarie ai consumatori, con la velocità, la semplicità e l’affidabilità garantita dalla tecnologia blockchain. La blockchain permette infatti di registrare in modo semplice e automatico tutti i passaggi della produzione - origine dei tessuti, luoghi di lavoro, distribuzione - in un registro condiviso e decentralizzato immodificabile. In questo modo tutti gli attori coinvolti, compreso l’acquirente finale, possono avere informazioni affidabili e sicuramente non manomesse.

Provenance e Martine Jarlgaard

I primi a intuire questa potenzialità sono stati la designer Martine Jarlgaard e la startup americana Provenance (“provenienza” in inglese), il cui motto è proprio “ogni prodotto ha una storia”. L’idea è nata proprio “dalla frustrazione per la scarsità di informazioni su ciò che compriamo”, spiega la fondatrice, Jesse Baker. “Le aziende attraverso il marketing cercano di farti sentire bene con i tuoi acquisti, nascondendo la distruzione che stanno causando”. Provenance nasce proprio per dare alle aziende virtuose la possibilità di raccontare e garantire ciò che di buono stanno facendo.

Louis Vuitton contro lo sfruttamento del lavoro

Uno dei grandi marchi a fare da apripista è stato Louis Vuitton, che nel 2019 ha deciso di utilizzare la tecnologia blockchain per garantire ai propri clienti che i prodotti sono creati da lavoratori trattati in modo etico. Per farlo, il marchio si è affidato ad Aura, un sistema che traccia tutta la filiera del prodotto, dalla fabbrica dove viene creato al mercato secondario. In questo modo non solgo il cliente ha una garanzia dell’autenticità del prodotto, ma Louis Vuitton può provare che è stato realizzato senza ricorrere allo sfruttamento dei lavoratori, rintracciando i luoghi di lavoro dove è stato creato.

H&M e i tessuti sostenibili 

Anche H&M ha fatto ricorso alla blockchain per tracciare i propri materiali e garantire la loro eticità. In particolare, grazie alla collaborazione con la startup TextileGenesis, utilizza dei token digitali per identificare in modo univoco e immodificabile certi tipi di materiali, come il poliestere riciclato e lana certificata, che hanno un minor impatto sull’ambiente rispetto alle alternative.

“Le materie prime passano di mano anche dieci volte prima di finire in una maglietta,” spiega il fondatore Amit Gautam. “Tracciabilità e sostenibilità sono due lati della stessa medaglia. I brand pubblicizzano ai propri clienti i loro sforzi sul lato ambientale, ma devono essere sicuri che i loro sforzi siano autentici”.

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