Cripto, giovani e disuguaglianze: cosa ci dice il Fintech 50
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Cripto, giovani e disuguaglianze: cosa ci dice il Fintech 50

Come ogni anno Forbes pubblica la lista delle aziende fintech più interessanti. Nelle 20 new entry si decifra il futuro del settore.
Data
15.07.2021

Il 2020 è stato un anno sorprendente per il settore del fintech, che ha visto una forte crescita, dovuta anche alle nuove abitudini dettate dalla pandemia, e l’esplosione di nuove idee e startup. Come ogni anno, la rivista statunitense specializzata in temi economici Forbes ha compilato una lista delle 50 aziende fintech che si sono contraddistinte durante l’anno passato. Nella Fintech 50 pubblicata nel 2021 ci sono ben 20 new entry, nuove startup che hanno raggiunto il successo nell’ultimo periodo cavalcando l’onda dei nuovi trend del settore. La lista infatti non ci racconta solo quali sono state le aziende dell’anno, ma anche la direzione che sta prendendo il settore del fintech. Vediamo alcuni dei trend.

L’anno delle criptovalute

Non è una sorpresa, il 2020 è stato l’anno del Bitcoin e delle criptovalute. Se nei primi mesi il suo valore sembrava ormai stazionario intorno ai 7000 euro, nella seconda metà dell’anno ha iniziato a crescere anticipando il boom di inizio 2021. E le aziende si sono mosse di conseguenza. Fra queste c’è Paxos, 2,4 miliardi di dollari di valutazione. Paxos è la startup che fornisce a Paypal e Venmo e altri giganti del settore l’infrastruttura per permettere agli utenti di comprare, vendere e custodire Bitcoin, ed è quindi alla base della chiacchierata apertura di Paypal ai Bitcoin. Da segnalare anche Kraken, diventato il secondo marketplace americano di criptovalute per volume di transazioni.

Il fintech per i giovani

Le evoluzioni tecnologiche attraggono molto le nuove generazioni, considerate probabilmente più propense a cercare servizi bancari non tradizionali. Diverse startup sono pensate proprio per i giovani alle prese con i primi risparmi e le prime spese. Current ad esempio è una banca dedicata agli adolescenti, che offre l’anticipo degli stipendi, copertura dei piccoli scoperti e carte di debito con ricompense (valutazione: oltre 2 miliardi di dollari). Truebill è invece una app pensata per i giovani che cercano di risparmiare, controllandone le spese e suggerendo come tagliarle. Greenlight infine è una carta di debito pensata per i bambini, o meglio, per le famiglie con figli: permette di impostare una paghetta settimanale o mensili, tenere traccia delle faccende domestiche svolte dai bambini, e di monitorare le spese, il tutto fornendo una vera e proprio carta ai giovanissimi.

Il fintech contro le disuguaglianze

La nuove startup hanno puntato anche un altro tipo di clientela che ha, soprattutto negli Stati Uniti, un rapporto difficile con la finanza tradizionale: i ceti bassi. Ad esempio molte persone appartenenti alle minoranze etniche non hanno accesso a un conto in una banca tradizionale, ma MoCaFi nasce proprio per venire incontro ai loro bisogni. Fondata da afroamericani, MoCaFi fornisce servizi bancari, carte di debito e formazione a persone che vivono ai margini, il tutto con un approccio mobile-first. Esusu è invece un servizio che permette ai cittadini con un basso reddito di segnalare i propri pagamenti dell’affitto alle centrali del rischio, in modo da migliorare il proprio “credit score” e avere più possibilità di accedere a prestiti, potendo dimostrare una certa affidabilità nei pagamenti.  

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