Così la blockchain aiuta gli artisti con i diritti d’autore
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Così la blockchain aiuta gli artisti con i diritti d’autore

All’inizio fu Soundreef, ma ora anche SIAE si affida alle nuove tecnologie per meglio tutelare i diritti degli artisti. Ecco come. 
Data
16.09.2021

Sono sempre di più gli ambiti nei quali si utilizza la tecnologia blockchain. La possibilità di creare un registro condiviso e immodificabile ha stimolato la creatività di diverse industrie, anche di quella dei diritti d’autore. L'opportunità per gli artisti di registrare un’opera potendo provare in maniera incontestabile l’avvenuta registrazione e il fatto che non sia stata successivamente modificata è potenzialmente una rivoluzione per il settore, e infatti in Italia sia SIAE sia Soundreef hanno deciso di permettere ai propri autori di registrare le proprie opere su una blockchain.

Il grande passo di Soundreef

La prima a fare questo passo è stata Soundreef, la giovane concorrente della SIAE fondata appena 10 anni fa, che tutela il diritto d’autore di diversi giovani musicisti di successo, da Fedez a Sfera Ebbasta, passando per artisti con una lunga carriera come Enrico Ruggeri e Gigi D’Alessio, per un totale di 22.000 autori italiani. Già dal 2018 Soundreef decise di permettere di registrare gratuitamente le proprie opere su una blockchain, con una procedura molto semplice. Così facendo, in caso di sospetto plagio, l’autore che riteneva che la sua opera fosse stata copiata avrebbe potuto provare che la registrazione del suo lavoro era avvenuta in un determinato momento, senza che fosse stata successivamente modificata.

SIAE si rimette in pari

Solo quest’anno anche SIAE si è adeguata, appoggiandosi per gli aspetti tecnologici all’azienda Algorand. Una piccola e ulteriore prova del successo di questa tecnologia, considerando che quanto a fare il primo passo fu Soundreef, SIAE commentò la notizia sostenendo che fosse una mossa dettata unicamente da motivi di marketing, e che la blockchain non producesse alcun valore aggiunto.

4 milioni di NFT

Un ripensamento che ha portato SIAE questa primavera a creare più di 4.000.000 di NFTs (Non Fungible Token), ognuno rappresentate i diritti delle opere dei 95.000 associati SIAE. “La tecnologia blockchain è sicuramente un filone interessante da continuare ad esplorare per le sue caratteristiche di trasparenza ed efficienza, fondamentali per chi, come noi, gestisce i proventi del duro lavoro di altri”, ha spiegato il direttore generale della società Gaetano Blandini al momento del lancio.

E all’estero?

Fuori dal circolo ristretto delle grandi società di diritti d’autore, e anche fuori dall’Italia, sono nate però diverse startup che utilizzano la blockchain per tutelare gli artisti, sia dal punto di vista del rispetto della proprietà intellettuale, sia da quello della retribuzione del suo lavoro. Alcuni esempi sono eMusic e Digimarc, ma tante aziende simili stanno nascendo, sfidando i limiti della tecnologia per aiutare sempre di più gli artisti, soprattutto quelli emergenti.

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