Esagon Weekly
Le principali news della settimana selezionate da Conto Esagon
Data
23 aprile 2019
Condividi su
La notizia della settimana
Il prezzo del petrolio sale alle stelle

Focus: il prezzo del petrolio sale alle stelle

Il petrolio ha chiuso l’ultima seduta raggiungendo i massimi degli ultimi sei mesi. Le quotazioni sono salite del 2,59% e il prezzo al barile ha raggiunto quota 65,66 dollari. Una performance incredibile condizionata in particolare dall’annuncio dell’amministrazione Trump di non rinnovare le esenzioni per l'import di petrolio iraniano in scadenza a maggio. Agli otto Paesi importatori di greggio dall’Iran, infatti - Italia, Grecia, Taiwan, Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud - non sarà nuovamente concessa un’esenzione.
"L'amministrazione Trump e i suoi alleati sono determinati a sostenere ed espandere la campagna di massima pressione economica contro l'Iran per mettere fine all'attività destabilizzante del regime che minaccia gli Stati Uniti, i nostri partner ed alleati, e la sicurezza in Medio Oriente" così dichiara l’ufficio stampa della Casa Bianca.
Resta ancora da chiarire come e quando scatteranno le sanzioni statunitensi per assicurare il rispetto del divieto.
La Casa Bianca ha anche ribadito che gli Stati Uniti, insieme con Arabia Saudita ed Emirati Arabi, si impegneranno ad assicurare che i mercati globali del petrolio restino forniti in modo adeguato. “Abbiamo concordato di prendere azioni al momento giusto per garantire che la domanda globale sia soddisfatta, mentre tutto il petrolio iraniano sarà rimosso dal mercato” queste le affermazioni dell’ufficio stampa della Casa Bianca.
La Cina ha criticato duramente la scelta americana e il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, per il quale gli accordi siglati tra Cina e Iran sono "ragionevoli e legittimi" ha commentato: “Pechino si oppone alle sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio".

Una scelta che non preoccupa l’Italia

Fra gli otto Paesi che si riforniscono dall’Iran c’è anche l’Italia che, da quest’anno, stando alle fonti americane, sembrerebbe aver azzerato le importazioni di petrolio dall’Iran per evitare le sempre più minacciose sanzioni americane. Grecia e Taiwan si trovano in una situazione simile a quella del nostro Paese.

Le contromosse di Teheran

Già in passato l’Iran aveva minacciato di intraprendere delle contromosse all’annuncio di sanzioni da parte degli Stati Uniti. L’ipotesi più plausibile ad oggi potrebbe essere la chiusura dello Stretto di Hormuz, che collega il golfo dell’Oman al golfo Persico e dove transita ben un terzo di tutto il petrolio trasportato via mare.
Se ci saranno minacce, non avremo altra scelta che difendere le nostre acque ha fatto sapere il Governo Rohani. Il comandante della Marina del Corpo della Guardia rivoluzionaria, Alireza Tangsiri, in un’intervista televisiva di questi giorni non ha usato mezzi termini: Lo Stretto di Hormuz, in base alla legge, è una rotta di navigazione internazionale e se ci verrà vietato di usarla, la chiuderemo”.
La questione è evidentemente spinosa e potrebbe portare ad ulteriori tensioni geopolitiche internazionali.
L’unico modo per Teheran di evitare nuove sanzioni e riaprire il dialogo con gli Usa è la completa rinuncia al diritto di arricchirsi di uranio per qualunque scopo, la cessazione del sostegno a gruppi quali Hamas e la fine delle minacce a Israele.

Archivio rassegne stampa
Torno all'archivio

Newsletter Esagon

Un appuntamento mensile per rimanere sempre aggiornati su economia, finanza, lifestyle e temi green.

Mi iscrivo