31
luglio
2020
Esagon Weekly
Le principali news della settimana selezionate da Conto Esagon
Data
31 luglio 2020
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La notizia della settimana
Il malumore degli imprenditori italiani

Focus: Il malumore degli imprenditori italiani

L’economia italiana è in grave crisi e fra gli imprenditori serpeggia un malumore diffuso a causa dello stato di incertezza e della mancanza di provvedimenti concreti da parte del Governo. Il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, sta proponendo ripetutamente la sua ricetta per risollevare le sorti del Paese.

“Si fa un gran parlare di come utilizzare i 209 miliardi che arriveranno dall’Europa. Ma le riforme necessarie per riuscire a spendere in modo efficace queste risorse, a oggi, non sono state nemmeno impostate. A partire da quella del lavoro, la più urgente. E poi fisco e burocrazia. La verità è che per il Governo la fase 2 non è ancora iniziata. Il Governo al momento è ancora troppo attendista”.

Confindustria desiderava che il Piano nazionale delle riforme fosse già stato redatto per poter arrivare al confronto. Invece, è stato appurato che il comitato interministeriale per gli affari europei ha iniziato a lavorarci solo in questi giorni.

Bonomi sostiene che su fisco e burocrazia il Governo potrebbe intervenire con delle riforme che non necessitano di mobilitare ingenti risorse economiche. L’idea è di attivare provvedimenti per correggere alcuni malfunzionamenti che hanno relegato il nostro paese agli ultimi posti europei per crescita e produttività.

Intanto, iI Governo dal canto suo questa settimana ha incassato il via libera alla proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre. Il documento è stato approvato con 286 voti a favore.

Il premier Conte, nel suo intervento alla Camera, ha specificato che la pandemia purtroppo ancora oggi non ha completamente esaurito i suoi effetti. Si è ritenuta, quindi, necessaria una proroga dello stato di emergenza per mantenere vivi tutti gli aiuti economici fin qui deliberati. Conte è sicuro del suo operato e vuole tirare dritto per la sua strada, mantenendo la piena autonomia decisionale.

I nodi però sembrerebbero ora venire al pettine. Il primo campanello d’allarme è arrivato dall’Istat che ha rilevato una perdita di 500.000 occupati fra le aziende italiane dall’inizio della pandemia. Il mercato del lavoro in Italia ha segnato tre mesi consecutivi di cadute congiunturali, un trend non fortissimo ma persistente. Il rischio grave è che in prospettiva, entro fine anno, un terzo delle imprese italiane dovranno chiudere per sempre i battenti.

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