Una vita digitale che inquina
Ambiente

Una vita digitale che inquina

Non tutti lo sanno, ma la nostra vita e le nostre abitudini digitali inquinano. I nostri comportamenti sulla rete hanno conseguenze. Ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione digitale e quello a cui bisogna puntare è un’informatica sostenibile.
Data
29.09.2021

Quante mail mandiamo al giorno, e quanti documenti alleghiamo? Quante ore navighiamo su internet: consultando canali social, leggendo articoli o scorrendo video e immagini? E ancora quante call, video call e meeting online organizziamo? Non tutti lo sanno, ma quest’attività inquina.

Information Technology

Basti pensare che “se oggi avete mandato almeno una mail con allegato, avete immesso 50 grammi di Co2 nell'atmosfera. Se poi state sempre su Facebook contribuite con 299 grammi all'anno. E se volete verificare sul web queste informazioni, ogni ricerca su internet pesa 0,2 grammi” (dall’Articolo del Sole 24 Ore di Alessia Maccaferri “Quanto inquina la nostra vita digitale e cosa possiamo fare”).

Secondo il report Lean Ict – Towards Digital Sobriety, l’Information Technology, ovvero l'insieme dei metodi e delle tecnologie che vengono utilizzate in ambito pubblico, privato o aziendale per l'archiviazione, la trasmissione e l'elaborazione di dati e informazioni attraverso l'uso di reti, laboratori e attrezzature di telecomunicazione, nel 2008 ha contribuito per il 2% alle emissioni globali di CO2; nel 2020 al 3,7% e si prevede che toccherà l 8,5% nel 2025, pari alle emissioni di tutti i veicoli leggeri in circolazione. Questa situazione si è sicuramente aggravata nell’ultimo anno e mezzo durante la pandemia Covid che ha certamente accelerato la transizione digitale: il mondo intero si è dovuto affidare ai mezzi tecnologici più che mai per continuare a funzionare. I nostri comportamenti sulla rete hanno conseguenze e questo nonostante la dematerializzazione della vita digitale induca il contrario.

Una nuvola o una nebbia?

La vita digitale illude: sembra che avvenga tutto in un etere vago e informe. Per non parlare dell’immaginario che i più hanno del Cloud, quello spazio di archiviazione accessibile in qualsiasi momento che permette di archiviare e sincronizzare i propri file in un unico luogo senza dover utilizzare altri dispositivi esterni. Sembra che tutto venga congelato in una nuvola, e questa immagine del Cloud ci illude che la fruizione di servizi sia a impatto zero. Ma forse, come scrive Milena Gabanelli in un articolo uscito su Corriere.it: “più che di una nuvola si tratta di una nebbia. Non si tratta di un luogo senza peso e sperduto fatto di vapore e onde radio dove tutto funziona magicamente. Bensì di un’infrastruttura fisica allocata altrove, composta da fibre ottiche, routers, satelliti, cavi sul fondo dell’oceano, sterminati centri di elaborazione pieni di computer, che necessita di colossali quantità di energia e sistemi di raffreddamento. Questi consumi non sono n é noti n é visibili dall’utente finale, che paga invece agli operatori telefonici i Gigabyte di traffico, e ai fornitori di contenuti, l abbonamento o l acquisto di film, serie TV, etc.”

Buone abitudini

Cosa possiamo fare noi singoli individui nel nostro piccolo per fronteggiare questo inquinamento così subdolo? È importante pensare a come agire per ridurre la nostra impronta ecologica digitale. Il primo obiettivo, parlando del lato hardware, dev’essere quello di evitare lo spreco e acquistare nuovi dispositivi solo se esiste una reale esigenza di sostituzione. Infatti, l’impatto ambientale che deriva dallo smaltimento dei dispositivi elettronici è notevole e la percentuale di materiale riciclato è ancora molto bassa.

Invece parlando del lato software ci sono alcuni piccoli e semplici accorgimenti da seguire per migliorare i nostri comportamenti: ripulire le nostre mailing list, eliminando i contatti che non ci interessano più; rimuovere gli allegati se si tratta di semplici feedback o risposte sui documenti ricevuti; alleggerire i file destinati all’invio abbassando la qualità delle immagini; archiviare nel Cloud solo se necessario; se non richiesta, spegnere la telecamera durante le call; tenere il telefono sulla modalità aereo quando non lo si utilizza; impostare un documento in modo tale da agevolarne il più possibile la lettura così che non sia necessaria la stampa; disiscriversi dalle newsletter che non sono più di interesse e cancellare dalla posta tutti i messaggi che sono stati letti e non servono più; eliminare app inutili che si aggiornano automaticamente in continuazione; evitare un uso compulsivo di invio video e immagini; cercare di misurare il tempo che passiamo sui nostri dispositivi e diminuirlo se possibile.

“La trasformazione digitale è considerata un mezzo per ridurre il consumo di energia consentendo un uso più efficiente delle risorse in ogni settore, ma la velocità di crescita nella domanda ne annulla i vantaggi se non sono accompagnate da misure adeguate di decarbonizzazione digitale”, scrive Milena Gabanelli.

Ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione digitale e quello a cui bisogna puntare è un’informatica sostenibile che partendo da noi singoli individui deve arrivare a coinvolgere in primis tutte le figure che progettano e gestiscono il mondo interconnesso.

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