Cacao, Caffè, Avocado: tre storie di successo
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Cacao, Caffè, Avocado: tre storie di successo

Nella Foresta Esagon abbiamo piantato anche alberi di cacao, caffè e avocado. Qui vi raccontiamo le loro storie e quelle dei loro frutti.  
Data
13.03.2020

Il cioccolato

La coltivazione del cacao ebbe inizio coi Maya e successivamente con gli Aztechi. Presso queste civiltà il suo consumo avveniva sia in occasioni rituali, sia nella quotidianità come bevanda energizzante.

Era chiamata “xocoatl” e aromatizzata tipicamente con vaniglia, peperoncino e pepe. I frutti del cacao, inoltre, venivano utilizzati come moneta di scambio. Fu Hernàn Cortés il primo a esportare cioccolato in Europa.
In realtà, al suo arrivo sui mercati europei, il cioccolato fu accolto con qualche titubanza e servirono anni prima di conquistare i palati dei nuovi consumatori. A velocizzarne la diffusione la credenza dei suoi effetti curativi. La cultura azteca, infatti, riteneva che il cioccolato fosse uno stimolatore del corpo e dei sensi. Questa credenza ebbe così tanto credito che Bonaventura d’Aragona, fratello del celebre cardinale Richelieu, scrisse in una nota ufficiale del 1653 che il cioccolato era un ottimo stimolante per il buon funzionamento della milza e delle diverse funzioni dello stomaco.

Nonostante inizialmente il suo consumo era riservato per lungo tempo ai più abbienti, con il perfezionarsi dei procedimenti industriali per la sua produzione il cioccolato raggiunse fasce molto più ampie di popolazione. Era il 1900 quando in Belgio veniva prodotta la prima barretta moderna di cioccolato, dando il via ad una diffusione del suo consumo senza precedenti.

La prima tazza di caffè

La storia di un pastore etiope, Kaldi, racconta come si arrivò a produrre la prima bevanda di caffè. Kaldi aveva notato che le sue capre sembravano curiosamente iperattive dopo aver mangiato delle bacche di colore rosso da alcuni cespugli. Decise allora di raccoglierne alcune per portarle ad un monastero dove chiedere consiglio ai monaci. Furono questi ultimi a intuire le proprietà di quelle bacche e a utilizzarle per farne la bevanda che oggi chiamiamo caffè.

Questo racconto però, venne messo per iscritto solo nel 1671, ma raccontando vicende che risalirebbero a secoli prima, è facilmente ipotizzabile che si tratti di una ricostruzione più mitica che storica. Di fatto quindi, non è certo come e quando il caffè sia stato impiegato per produrre la bevanda che tutti oggi conosciamo. Quel che si può ragionevolmente ipotizzare è che la zona in cui questo è avvenuto per la prima volta si colloca in quei territori che oggi stanno tra Etiopia, Eritrea e, sull’altra sponda del Mar Rosso, in Yemen, dove si trova la città di Mokha.

È da quelle zone che per il tramite di mercanti di varia provenienza (soprattutto turchi e veneti) il caffè, a partire dal XVII secolo, iniziò a circolare nel Mediterraneo e nei mercati di tutta Europa. E fin da subito riscontrò grandi successi, testimoniati dal moltiplicarsi dei luoghi deputati al suo consumo. I primi “caffè” d’Europa furono quelli di Venezia - e non è un caso che il Caffè Florian, del 1720, sia la più antica caffetteria del mondo - Marsiglia, Genova e poi Londra.

L’avocado che ha attraversato le ere

Guardate bene un avocado e immaginate quale animale possa essere in grado di cibarsene ed ingoiare per intero quel nocciolo così grosso. La risposta è: nessuno. L’avocado, infatti, è un albero molto antico, originario di una vasta zona che va dalle montagne centrali ed occidentali di quello che oggi è il Messico, attraverso il Guatemala fino alle coste dell'Oceano Pacifico nell'America centrale. Ai tempi in cui i suoi frutti si sono evoluti per assumere sembianze simili a quelle attuali, in quelle aree del mondo vivevano varie specie di mammiferi dalle dimensioni impressionanti, come i bradipi giganti, lunghi fino a 6 metri e pesanti oltre 4 tonnellate. Questi animali erano in grado di mangiare i frutti interi dell’Avocado, ne espellevano poi i semi per vie naturali, favorendone così la diffusione.

Tuttavia, questi animali (che hanno collettivamente preso il nome di “megafauna del Pleistocene”) si estinsero fra gli 11 e i 9.000 anni fa. Questo avrebbe potuto rappresentare la fine degli avocado, ma intanto stava comparendo un nuovo predatore: l’uomo. Quest’ultimo imparò ben presto a conoscere la bontà e le proprietà nutrienti dei frutti di questa pianta garantendone la sopravvivenza attraverso la coltivazione. La prima coltivazione di avocado pare infatti risalire a circa 10.000 anni a.C.

Gli archeologi hanno stabilito che il frutto era già conosciuto dalle popolazioni che precedettero gli Inca e, successivamente, dagli Aztechi. Con la scoperta delle Americhe furono avventurieri e studiosi spagnoli che nel primo ventennio del sedicesimo secolo raccontarono la meraviglia dei frutti del Nuovo Mondo.
Tra questi Martin Fernandez de Enciso (a cui si deve la prima descrizione dell’avocado in lingua spagnola) e Fernandez de Olivedo.

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